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La fiera del ventennio – intervento di Gianni Saporetti

Da Predappio, dove ormai non si fa mistero dell’opposizione alla Fiano, una legge fatta su misura per loro, ma che, si dice, viola la libertà di opinione e di espressione, è trapelata una qualche risposta al problema “negozi fascisti”: “Ne sorgeranno altri”, intendendo ovviamente di altro segno.
Che bello, non ci avevamo pensato. E cosa si venderà in questi “altri” negozi? Ovviamente non arriviamo a immaginare che si possa anche vendere, per contrappasso, del vino con l’effigie di Matteotti o delle bandierine rosse apposte a un manico di piccone; si venderanno soprattutto libri, opuscoli. Quindi avremo un negozio in cui si vendono libri che negano la Shoah, che giustificano razzismo e antisemitismo e poi, dopo cento metri, un negozio che documenta le leggi razziali e le persecuzioni. Si accetta quindi tranquillamente la convivenza con i pellegrini neri. Allora bisognerà “preparare” anche i ristoratori, che dovranno predisporre sale diverse per le concomitanze e avvisare quelli abituati ormai ad accogliere in maglietta nera e caratteri runici ogni comitiva a discernere fra l’una e l’altra.
In questa logica se il gestore dell’orribile famedio sta meditando, come sembra, di ripristinare la guardia d’onore alla tomba, con due specie di giannizzeri intabarrati stazionanti immobili ai lati del sarcofago, già collaudata in anni passati nell’acquiescenza di istituzioni e cittadinanza, poco male. Così, dopo aver fatto un giro per il museo “che spiega tutto” e aver ammirato nella sua sala principale dalle grandi vetrate a 180 gradi, la mostra della “rivoluzione fascista” e dell’arte fascista (e aver capito quindi come funzionava la propaganda del regime; perché quello, certo, è lo scopo di aver dedicato il salone “nobile” alla mostra del ’32) non ci sarà nulla di male a far visita alla tomba-mausoleo, casomai per il “cambio della guardia”. Se è vero l’assunto dei nostri storici, che il fascismo è morto e l’antifascismo, di conseguenza, pure (con la differenza, però, che il primo, secondo loro, è pure sepolto ma il secondo no e non manda un buon odore) che paure dobbiamo avere? Di un po’ di folklore?
(Ribadiamo comunque il concetto: noi abbiamo molta più paura della banalizzazione della memoria su cui si fonda la Repubblica che non dei rigurgiti fascisti che pure, aggiornati, stanno ammorbando l’Europa).
Se il tutto (perché di un tutto, si tratta, turisticamente parlando) funzionerà, se apriranno altri negozi di souvenir così come altre rivendite di “prodotti locali” (nel progetto originario ne era prevista una anche nel complesso dell’ex-fascio, poi s’è parlato solo di bar, ristorante e terrazza panoramica, ora non si sa), se sorgeranno altri agriturismi, a quel punto, per attirare i turisti dalla riviera (ne auspicano, nel progetto, diecimila, cioè cento al giorno circa) è facile previsione che si tornerà a parlare dell’accensione del faro della Rocca delle Caminate, per ora accantonata. Ed effettivamente sarebbe un “magnete turistico” formidabile come l’ha chiamato il sindaco di Predappio. Soprattutto per i tedeschi: facendo solo una trentina di chilometri parrà loro di visitare Marte, venendo da un paese dove un ragazzo che indossi una maglietta “no nazis” con una svastica con sovrapposte due barre rosse incrociate, viene fermato dalla polizia perché esporre quel simbolo è proibito sempre, in ogni caso.
Così l’effetto “fiera” sarà completo. A quel punto Predappio sarà un posto unico nel pianeta. E famosissimo.
Se, come abbiamo sempre creduto, a questo puntava fin dall’inizio il sindaco di Predappio, complimenti. Lo scranno di senatore, a cui si è candidato, sarà stato ben meritato in una repubblica come la nostra.
Gianni Saporetti
(intervento apparso originariamente su Una città n. 243 – ottobre 2017)

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