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Sull’intervento di Ruth Ben-Ghiat sui monumenti fascisti in Italia

Il 5 ottobre scorso è uscito un editorale della storica Ruth Ben-Ghiat (scheda dal sito di 900fest, dove è stata ospite nel 2015) sui monumenti fascisti ancora esistenti in Italia. Lo si può leggere a questo link (in inglese).

Qui un estratto (nostra traduzione):

Mentre gli Stati Uniti hanno intrapreso un processo controverso di smantellamento dei monumenti del suo passato Confederato, e la Francia si è sbarazzata delle strade intitolate al leader collaborazionista Pétain, perché l’Italia ha permesso che i suoi monumenti fascisti sopravvivessero senza che nessuno li mettesse in discussione?

Ne è seguita una grande polemica in Italia, di cui riportiamo solo due contributi dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore:

Un estratto dal Corriere della Sera:

La risposta è semplice: il fascismo, durato vent’anni, s’impegnò particolarmente nella costruzione di opere pubbliche, alcune delle quali, anche per il loro valore artistico e architettonico, sono sopravvissute alla caduta del regime e all’avvento della Repubblica democratica e antifascista.

Dal Sole 24 ore:

L’idea che la storia sia una tabula rasa che si può ridisegnare secondo i criteri del politicamente corretto del momento, purtroppo è diventata la regola di dittatori e populisti democratici in cerca di legittimazione. Non ci vuole molto infatti a capire che dietro le parole del New Yorker si celi l’ennesima versione del funesto principio dell’esportazione della democrazia, che tanti dissesti ha creato nelle coscienze e nella geopolitica di questo inizio secolo.

Sul sito “TheSubmarine.it”, invece, si può leggere qualche risposta della storica Ben-Ghiat alla contro-polemica suscitata in Italia.

Iniziamo col dire quello che il mio articolo non è. Non è un articolo di critica dell’architettura, non esprime giudizi estetici sugli edifici modernisti e non dice che bisogna demolirli. È un articolo scritto per invitare alla riflessione, non alla demolizione, cosa che non è stata colta da molti. Forse, vedendo il nome di un’autrice straniera, i lettori hanno reagito con veemenza, senza prestare adeguata attenzione a quello che ho scritto. […] Il fatto è che non si presta più attenzione alla memoria storica del fascismo. Non c’è sufficiente educazione civica e sensibilizzazione al tema. Prendiamo l’esempio di Matteo Renzi, di cui parlo nell’articolo. Il fatto che un giovane di centro-sinistra abbia pensato di poter fare un annuncio alla stampa internazionale da davanti all’affresco ‘Apoteosi del Fascismo’ senza che ci fossero conseguenza particolari è significativo [ndr si tratta dell’annuncio della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024, fatto al Foro Italico nel 2014]. La Merkel non si sarebbe mai messa davanti a una raffigurazione di Hitler a fare un annuncio pubblico. La scelta di Renzi, anche se inconsapevole, legittima quelli che di fatto sono monumenti della violenza fascista. E di conseguenza è dannosa sia per l’antifascismo che per la democrazia.

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