Risposte all’appello della Fondazione Alfred Lewin “Non accendiamo il faro del duce”

Abbiamo ricevuto diverse risposte all’appello diramato via mail il 23 febbraio; le pubblichiamo qui di seguito.

26/02


L’ho condiviso su Facebook ma non capisco come posso fare per firmarlo.
Giuliana Laschi

Cari amici,
aderisco senz’altro all’appello, che condivido e del quale vi ringrazio
– l’ho fatto girare. E, con Brecht, lascerei l'”onore” e la “gloria” romagnole ad altri cultori,
“beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Forse potreste pubblicare sul sito i  disturbanti materiali che evocate (delibere, articoli). Il fascismo come turismo non è una novità, ma ha conquistato ormai anche settori che si immaginavano “democratici”.
La demenziale idea del museo a Predappio si inserisce anche in quel quadro. Spendere dei soldi per il faro, invece che in progetti culturali seri è semplicemente una presa in giro. Occorre mobilitarsi in difesa di un minimo di decenza, fatemi sapere come posso essere utile.

Abbracci,
Michele Nani

25/02


Sostengo il vostro appello.
Simone Neri Serneri, Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana

24/02


Condivido completamente la vostra posizione.
Catia Sonetti

Solidarietà alla iniziativa della Fondazione.
Mussolini, per fortuna, non c’è più (ma ne possono venire altri), e quindi il faro deve essere tolto.
Gianfranco ignone

Sono d’accordo. perchè non traducete in inglese e chiedete ad Avaz di fare una campagna di raccolte firme per il No al faro di Mussolini?
Fiorenzo Ferlaino

Condivido appieno!
Ruggero Sintoni

Salve scusatemi perché non avviamo una petizione online su Change.org?
Credo che molte persone siano contrarie, come me, come voi
all’accensione di quell’obbrobrio. Si può dare sisalto a Rocca delle
Camminate in ben altri modi. .
Grazie per l’attenzione,
Eleonora Lega

Si’, senz’altro avete ragione, ma cerchiamo di non approfondire le
distanze…lo so, è tutto molto triste, ma la vita è bella!
Marcello Sassoli

Buongiorno.
Ho letto con interesse l’appello della Fondazione Alfred Lewin della
quale peraltro conosco solo il poco che ne ho letto in internet. Questo,
quasi paradossalmente, mi ha permesso una lettura dell’ appello scevra
da preconcetti anche inconsci e perciò ancora più pericolosi.
Inoltre,  sono stato aiutato molto dal connubio fra l’ inequivocabile
chiarezza dell’ intento prospettato nell’appello e la rara moderazione
dei suoi toni.
L’ iniziativa dell’ accensione del faro è evidentemente e
comprensibilmente divisiva. A favore mi pare sussistano ragioni
turistiche e commerciali. Quelle opposte si basano invece sull’
opportunità di evitare un’ equivoca, strumentale e pittoresca
enfatizzazione della figura di Mussolini che, in generale, potrebbe
addirittura attirare l’ interesse sulla sua persona quasi enucleandola
dal fascismo considerato nella sua interezza.
Premetto che, avendo lasciato la Romagna cinquant’ anni fa da ventenne,
ho perso la sensibilità necessaria a percepire gli umori locali che
invece animano chi ha continuato a viverne la quotidianità.  Pur essendo
diventato un piccolissimo cittadino del mondo, non ho però perso il
ricordo delle passioni forti che al di là degli stereotipi
caratterizzano abbastanza tipicamente la gente della nostra terra e
verso cui mi sento un po’ incline anch’ io. Per questo, credo di poter
comprendere la rilevanza del dibattito.
Non di meno, da osservatore esterno mi sembra che l’ iniziativa del faro
non sottenda propositi apologetici e perciò non rappresenti una minaccia
degli equilibri sociali e tanto meno dell’ ordine costituito.
Ugualmente, il cenno all’ atteggiamento dei frequentatori  del
“megastore” fascista fatto dall’ appello sembra dipingerli in termini
scanzonati e confusamente nostalgici piuttosto che allarmanti.
Ritengo che, dopo oltre settant’ anni dalla fine del fascismo, i
fondamenti del nostro stato e la sicurezza della nostra nazione non
corrano rischi istituzionali  in assoluto e non mi pare che la
particolare accensione del faro – moderatamente simbolico ancorché
oggetto di memoria – possa far temere effetti destabilizzanti o
costituire un affronto.
Piuttosto mi sentirei immalinconito se l’ avversione all’ iniziativa
avesse un connotato ideologico. Il mio modesto parere è che il passato
non si possa cambiare e neppure ignorare o nascondere, ciò che sarebbe
come ammettere di temerne le ombre. La sua interpretazione è spesso
ardua  e l ’unico criterio che consente di tendere alla pur difficile
condivisione di un giudizio storicamente oggettivo consiste nel
dedicarsi con irreprensibilità intellettuale all’ analisi di tutte le
componenti: eventi, protagonisti, fattori sociali e concorrenti e molto
altro. Tanto più il rapporto col passato è controverso, tanto più l’
esistenza nel presente è tormentata ed il cammino verso il futuro è
ostacolato ed ondivago.
Se un pilota vuole avere una visione congrua del territorio che sorvola,
deve stare alto e spaziare con lo sguardo sacrificando, almeno in parte,
i dettagli. Se invece si tiene basso interessandosi prevalentemente a
questi, perde la visione complessiva e si reclude in un’ opinione lacunosa.
Mi guardo bene dal suggerire una interpretazione della faccenda del faro
secondo una lettura più o meno accomodante della storia. Senza nulla
togliere alle nefandezze del fascismo ed alla responsabilità dei milioni
di nostri nonni e genitori che lo hanno sostenuto per opportunismo,
connivenza, convenienza, accidia o incantamento, mi piacerebbe molto che
il faro fosse considerato per quello che materialmente io credo sia e
non un totem oltraggioso.
L’ Italia pullula di tracce del ventennio, dagli interi quartieri romani
dell’ EUR e del Foro Italico fino alle poche stoviglie nere che ricordo
conservate nella teca di un ristorante al passo del Furlo. Mi pare che
nessuno abbia mai ritenuto necessario radere al suolo centinaia di
architetture monumentali e di palazzi od anche solo buttare nel Metauro
un po’ di piatti allo scopo di bonificare la memoria, placare gli animi
e prevenire rigurgiti. Se anche al faro fosse riservata la stessa
indulgenza non ci troverei niente di male.
In sostanza, penso che la disponibilità a rappacificarsi con le tracce
della storia rinunciando ad ingigantirne i fantasmi non sia mortificante
per cedevolezza ma rivelatore di maturità ed ordinario buon senso.
Fabio I. Gorra Lazzarini di Morrovalle

23/02


Carissimi tutti, sono completamente d’accordo con la battaglia per impedire questo orrore dell’accensione del faro di Mussolini e condivido pienamente il vostro appello.
Silvia

da non credere!
nella speranza di far cassa, tutto è lecito?!? Complimenti al deputato forlivese del PD, impegnato nel dimostrare che oggi non esiste alcuna differenza tra destra e sinistra. aderisco all’appello.
Mimmo Franzinelli

Sono profondamente d’accordo con voi! Mi pare abbia tutte le caratteristiche di un’operazione nostalgica.
 Antonella Focacci

Sono profondamente d’accordo con voi. Vi suggerisco di farne una comunicazione anche attraverso FB e le iniziative di promozione come Change.org, molto seguite in particolare dai giovani.
Grazie e saluti
Roberto Masiero

Le ragioni per cui è demenziale il progetto del faro-Mussolini:
Sono stati anni drammatici e tragici per questo paese, la figura stessa di Mussolini è davvero tragica. Spolverare tutto in nome del turismo con la luce di un faro è altrettanto tragico, è una cancellazione della storia Studiare con sufficiente serietà il nazifascismo significa riflettere sul presente avendo letto e conosciuto le pratiche di dittatura e ferocia di quel periodo dell’Europa.
Buttarla sul gaudente e sul mediale non può che aggiungere un altro capitolo al peggio.
Piero Del Giudice

Perchè non farlo diventare un faro per la memoria- per non dimenticare?
Carissimi,
E’ la stessa cosa delle proprietà dei mafiosi che vengono sequestrate e rimesse al servizio della comunità per ospitare strutture con finalità sociali.
Perché invece di litigare sul faro di Mussolini non lo facciamo diventare un faro per la memoria , per non dimenticare ciò che è stato ?
Perché non facciamo lì – nella casa di Mussolini  –  un museo della memoria con testimonianze e documenti da tutta la Romagna e dall’Italia, e anche dall’estero?
Ecco cosa diremo ai turisti tedeschi e ai nostri figli: non vogliamo dimenticare, ecco perché  abbiamo riempito questo luogo di memorie e abbiamo acceso questo faro perché illumini le nostre coscienze .
Facciamolo, con orgoglio,
Roberta Ragonesi

Perchè non fare una petizione online?
Laura

No al faro di Mussolini, no ai fari di terra.
Il faro parla coi naviganti, mostra loro il pericolo segnalando con la sua frequenza di luce il luogo, la distanza. Il faro rassicura, è salvezza nei secoli. Non offendiamo il faro del mare con quello che indica in terra la strada per la discoteca. Non impariamo da Mussolini a offendere la nostra storia.
Giovanna Dolcetti

Pienamente d’accordo con voi, purtroppo la tragica vicenda che voi menzionate e che non fu l’unica nella Rocca veniva descritta dalla guida all’inaugurazione della stessa nel modo seguente: “…qualcuno dice che siano stati anche torturati dei partigiani, ma la cosa non è certa…”. Rimasi sbigottito e lo feci notare alla guida che mi segnalò che era stata  richiamata alla prudenza nel ricordare certi episodi nel corso della formazione che, immagino, sia stata condotta o concordata da quella amministrazione di sinistra alla quale, giustamente, vi appellate. A conclusione, temo che certe scelte non siano fatte solo per motivi economici. Cordiali saluti.
Giuseppe Balelli

Cari Amici,
vi ringrazio per la presa di posizione contro la riaccensione del faro
alla Rocca delle Caminate.
E’ sempre più disgustoso assistere all’atteggiamento quasi negazionista (sfoggiato da politici e amministratori locali che si dicono democratici), di quanto i simboli del regime fascista abbiano significato nella propaganda di un regime dittatoriale, razzista e
xenofobo, che si alleò col nazismo assumendone così le stesse colpe, fino ad approvare le leggi raziali per compiacere Hitler e che proprio nelle stanze di quella stessa rocca, imprigionò e torturò tanti antifascisti e partigiani. Fra questi anche Antonio Carini, a cui il PCI forlivese aveva intitolato una sezione di partito proprio a Forlì in via Valverde. E dire che molti di questi amministratori vengono da una storia politica che è iniziata proprio da sezioni di partito intitolate ad antifascisti e partigiani come Carini.
L’accensione del faro si associa a quello spitito affarista che vede nei negozi di oggettistica ducesca, etichette di vini, visite guidate e tentativi di valorizzare i luoghi mussoliniani una possibilità di far soldi, senza porsi il minimo dubbio etico, sia dal punto di vista dei privati che degli aministratori. Sarebbe invece il caso, proprio a partire da questo ennesimo episodio di cancellazione storica, di fare una riflessione su quella versione del fascismo e del suo colonialismo “buono” che costruiva scuole ed ospedali e non era “feroce e spietato” come il nazismo, che anche resta sempre troppo ristretto in ambiti di
dibattito lodevli come quelli della Fondazione Lewin e dell’ANPI, ma che non riescono ad avere lo spazio pubblico che necessiterebbero.

Io che non vivo più a Forlì, mi trovo spesso a dover rispondere alle domande imbarazzanti di persone che, salendo verso l’Appennino e passando per Predappio, magari per cercare del buon vino, si imbattono nei negozi di gadget o memorabilia fasciste e ogni volta mi vergogno al pensiero che in quel luogo, il fascismo sia sempre più un utile occasione per produrre denaro, anzichè riflessioni sul valore, ancor oggi dell’antifascismo; ma anche questa è “crescita” potrebbe dire qualcuno!
Cordiali saluti.

P.S. Mi ricordo quando negli anni 70 si presidiava tutta la strada che porta fino al cimitero e alla tomba Mussolini, contro i fascisti che arrivavano coi pulman ai raduni negli anniversari, forse oggi quei raduni, con nostalgici che comprano i ricordini, sarebbero considerati positivamente, meglio di quelli arrivano in pochi alla spicciolata, più affari … che tristezza avere così poca memoria!
Auretta Pini

Carissimi
prima di discutere la questione del faro una precisazione indispensabile
la frase “questa Europa sul riconoscimento delle proprie colpe ha costruito le sue democrazie” non è vera, semplicemente
sul riconoscimento da parte tedesca delle colpe del nazismo si può comunque discutere, i musei storici berlinesi testimoniano sì dei crimini del nazismo ma “dimenticano” l’antisemitismo precedente il 1933 per citare solo un aspetto; ma sul riconoscimento delle colpe del totalitarismo sovietico e “socialista” il silenzio è stato sostanzialmente totale, i musei che le ricordano sono generalmente iniziative private, praticamente nessuno è stato condannato ma neppure ci sono state azioni serie di riconciliazione sul modello sudafricano sta anche succedendo qualcosa su cui riflettere: la turisticizzazione dell’orrore, per cui i luoghi degli orrori del Novecento, non esclusa la stessa Auschwitz (ma il caso cambogiano è ancora più evidente) oltre che un luogo di memoria e di riflessione stanno diventando per una parte crescente dei visitatori una meta tra il curioso e il compiaciuto, un fenomeno che a mio vedere indica da un lato (e questo è inevitabile) l’effetto del passare degli anni, che riduce la dimensione atroce e disumana dell’orrore e sottolinea quella estrema e straordinaria, e come tale oggetto di visita da raccontare
io credo che il dibattito sulla monumentalizzazione del fascismo sia rischioso perché naturalmente soprattutto di questi tempi l’argomento della creazione di posti di lavoro in qualsiasi modo e forma ha una sua attrattiva forte e perché in linea di principio un museo del fascismo, inteso come ricostruzione storica rigorosa e memoria delle vittime, che non esiste in Italia, non solo ha una sua ragion d’essere ma semmai è in ritardo; il punto è che naturalmente realizzarlo a Predappio anziché, come sarebbe ovvio, a Roma, è un’evidente strizzata d’occhio al turismo reducista e in generale al negazionismo che sta al tempo stesso “recuperando” Evola come “storico”, ecc. e la proposta di riattivare il faro insiste sulla stessa ambiguità è possibile però fare proposte in positivo: per esempio che il faro Mussolini venga acceso solo nelle date che si ricollegano ai crimini nazifascisti, come momento di ricordo e celebrazione, o che il faro si accenda nei momenti che ricordano la fine del fascismo a cominciare dal 25 aprile e dal 2 giugno, insomma usare questa mirabolante opera tecnica (che in sé può attrarre l’attenzione) per uno scopo opposto rispetto a quello per cui è stata inventata
con i migliori saluti
Peppino Ortoleva

Sono perfettamente d’accordo con voi, cosa diremmo se nel paese d’origine di Hitler accendessero un faro a ricordo del dittatore?
Saluti Luigi Impieri

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